Copertina

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A Walt Disney Silly Symphony!

lunedì 16 marzo 2015

giovedì 12 marzo 2015

Lettera di una persona normale

Stasera voglio dedicare un pensiero di solidarietà a un caro amico, di cui per premura non dirò il nome, autore di una lettera inviata al sottoscritto e ad altri.
Un amico che, come tanti altri, soffre di problemi che in una società come la nostra provocano danni enormi: avere una cultura, una personalità specifica e non pecoraia, ed essere dotato di un linguaggio fuori dal comune.
Questa lettera è una testimonianza di come le frasi fatte, retoriche, brutte, marce, sull'immagine delle classi cosìddette operaie, proletarie, meno abbienti (spesso rappresentati dai coatti o da chi ne "imita" le pessime gesta tra i ragazzotti borghesi figli di papà) e la loro supposta superiorità morale, in nome di un'inferiorità materiale che darebbe loro la presunta possibilità di apprezzare le piccole cose e la semplicità, siano emerite sciocchezze. Il nostro anonimo:


Cari amici,
correndo il rischio che qualcuno di voi rimanga indignato per personale riscontro di quanto leggerà, è bene che racconti quanto capitatomi questa mattina verso le 10.00 alla stazione Eur Magliana. Andrea ricorderà che qualcosa di consimile è già occorsa domenica 1° marzo: ciò che si è consumato stamani ha per poco suscitato in me un'esplosione di violenza, per mia fortuna opportunamente arginata.
Essendo sceso dalla linea Roma-Lido alla su detta stazione, avendo còlto la coincidenza con il convoglio della metro B, direzione Rebibbia, vengo urtato, nell'atto di salire le scale che recano dal sottopassaggio alla banchina, da un passeggero che cerca di sorpassarmi, e in modo sospetto: egli aveva descritto, nel suo movimento, una traiettoria circolare poco utile allo scopo che si era prefisso. Nell'urto, il suo telefono cellulare cade di piatto, e pur avendo accennato, pur nella sufficienza usatagli per il carattere sospetto della sua movenza, delle scuse, vengo rudemente richiamato dall'uomo in parola con colpi di spanna sulle spalle. Noto che egli, accompagnato da un ragazzo non meglio identificato, di aspetto trasandato - proveniente senza dubbio dalle zone più malfamate di Ostia - teneva in bocca uno spinello di hashish, e non faccio in tempo ad accennare le parole: "Scusi, ma lei...", che questi mi risponde, di grazia: "Scusa un cazzo". Molto seccato, lo mando a quel paese a mezza bocca per non aggravare la situazione.
La vicenda avrebbe potuto concludersi in questa maniera, se non fosse stato per i ghigni e i motteggi che questo ignobile essere e il suo giovane contubernale, poggiati sulla balaustra della scalinata che reca dal sottopassaggio alla banchina, mi indirizzavano. Dunque decido di avvicinarmi per esaminare le loro intenzioni...senza gli occhiali, che avevo riposto in valigia. Solitamente, quando mi tolgo gli occhiali, mi preparo a ricevere o ad assestare qualche coscienzioso ceffone. Mi apostrofavano, senza indirizzarmi alcuno sguardo di sfida erano di quest'ordine: "A dottò! Avvocato!", e al mio: "Ancora?", mi viene risposto: "Aòh, me devi mezza piotta [gli ipotetici danni del telefono cellulare precipitato]. Rimango impassibile per qualche secondo a fissarli in cagnesco, per poi voltarmi, tornare a fissarli e notare che si erano doverosamente allontanati.
Ribadisco qui, in questa sede, che il diritto all'esistenza dei cosiddetti "coatti", per difficili che possano essere le loro condizioni di vita, per comprensibili che possano essere, giusta la da noi avversata opinione di qualcuno molto avverso a noi, le ragioni che giustificano la loro vile protervia, non può e non deve essere sostenuto da nessuno che ancora aneli ad una società civile degna di questo nome. Come soggetti di tal fatta non son degni compassione, né timorato rispetto, ma astio, odio, così non meritano credito né sostegno morale di alcun genere frasi di rito come: "sii superiore", "non ti curar di lor, ma guarda e passa" [versione errata di Dante Inf. III, 51] et similia.
Chiudo queste mie considerazioni, che avrete molte volte sentito scaturire dalle mie labbra, con le disaffette riflessioni di una donna che resi destinataria, due anni fa, di una mia profusa ma sincera confessio:
Il nocciolo della questione credo sia il fatto che, ognuno di noi, vive delle storie tristi che segnano, ed ognuno di noi crederà sempre che le sue sono più tristi ed esclusive di quelle degli altri.
Forse la maniera di affrontarle è ciò che fa davvero la differenza, bisognerebbe essere sempre un tantino distaccati da renderci conto che tutto sommato, forse, i nostri problemi sono problemi auto creatisi mentalmente, come se fosse tutto un grande viaggio immaginario. Infatti, se fossi stato più forte, l’episodio della scuola non ti avrebbe segnato tanto, se fossi stato uno di quei bulletti della scuola ti avrebbe dato anzi un tocco di charme in più. Infatti cosa fa la differenza? Forse è proprio vero che quando uno ci crede veramente nelle cose ci diventa, se ti senti bello convinci anche gli altri di esserlo, se ti senti forte intimorisci gli altri, e, se ti senti debole, è come se dessi agli altri il permesso di prevaricare.
Un abbraccio, cari amici. Sappiate che vi voglio bene.

  
Un abbraccio anche a te, vera prova di quello che, guardando al mondo intero, è solo un teorema: l'unicità di ciascuno di noi. 


sabato 7 marzo 2015

Un piccolo ritorno a casa


Forse in una casa che non ho mai sentito troppo personale, pur essendo parte di un'altra dimora in cui mi stendo pacioso e pacioccoso da decenni, quella di Nintendo.
E' bello ritrovare vecchie diatribe. Specie se sono quelle sui videogiochi della discordia, quale è sempre stato Super Smash Bros.
E poi le diatribe sul forum di appassionati sono sempre le stesse: quelle contro Metal Gear e i sonari, contro Halo e i boxari, contro Final Fantasy ormai senza bandiera. La novità nel caso di Smash è che la guerra riguarda nintendari contro nintendari.

Su multiplayer.it ho avuto l'onore di essere interpellato sulla celebre saga che tanti vaffanculo ha causato al sottoscritto da parte di gente che, spesso, gli ha quasi tolto il saluto.
Amici persi per il mio odio acerrimo verso la serie, parenti allontanati, compagni di una vita assenti alla mia festa di laurea, insomma, di tutto di più, Smash divide peggio della politica italiana. Ma come si vede in questa intervista, non sono mai stato solo.

Chi è interessato, ci butti un occhio!

domenica 1 marzo 2015

Vecchie profezie, nuove prospettive, per una Destra a cui mancano unità e guida

Su queste pagine, qualche tempo fa, avevo riassunto un pensiero che manifesto da diversi anni, in materia di politica italiana. Ossia che l'ideologia di per sè, nella Nazione, sia propria e tradizionale del settentrione del Paese, mentre l'idea di Stato e di istituzioni contro l'illegalità, proprie invece del Mezzogiorno. Lo dimostra ampiamente il fatto che i maggiori ideologi italiani (da Mazzini, a Cavour, passando per Mussolini, Gramsci o lo stesso De Gasperi) siano tutti settentrionali, mentre i grandi uomini di legge, di rigore, immolati per la causa della legalità, quasi sempre meridionali: Falcone, Borsellino, Alfano, Siani, Giuliano, Chinnici e via discorrendo. Ovviamente ci sono delle eccezioni in entrambi i casi: e così nascono anche i Crispi, i Croce, i Dalla Chiesa, e i Caponnetto.

La Lega, con la manifestazione di ieri a Piazza del popolo,  ribadisce questa tendenza, ancora non conclusa nella fattispecie. I motivi li ho spiegati ampiamente nel link ad inizio articolo. Ciò che mi interessa in questo frangente è guardare al futuro. Da una prospettiva tutt'altro che destrorsa ma nel solo interesse del Paese. Chi scrive spera che Renzi arrivi alla fine della legislatura e riesca a far approvare in sede di referendum quelle poche riforme che Berlusconi, in forma diversa e molto più completa, aveva approvato in parlamento nella primavera del 2005, bocciato poi da un'abrogazione popolare che da sinistra è quasi sempre certa, la speranza è il monopolio agisca in senso contrario in questo caso, nonostante l'opposizione della minoranza PD. 

Detto questo, parlavamo di futuro, che in questo caso è il futuro della Destra. Ampiamente previsto da qualche anno, anche se non ancora ben consolidato, il twist di Salvini è quindi in linea con la storia politica italiana, fatta di ideologie nate essenzialmente al centro nord e poi, semmai, approvate e condivise al sud.
Lieto che non sia successo niente e che - per una volta - i violenti di sinistra che non vengono mai etichettati tali non siano riusciti nel loro squallido intento di bloccare gli aspiranti manifestanti utilizzando la solita tattica del blocco per suscitare la reazione e piangere da vittime, anche se due giorni fa ci hanno provato eccome.

Alcuni amici di sinistra in passato hanno pure testimoniato in difesa dei centri sociali e della presunta esasperazione di quella violenza, raccontando di aver visto, le volte in cui sono stati in contesti del genere, gente che insegnava l'italiano agli immigrati ed altre attività casalinghe. A questi signori rispondo che anche io sono passato da Casapound, anche io non ho visto morti ammazzati nè picchiati in gente che condivide idee opposte alle vostre, ma continuamente si viene a sentenziare sulla presunta violenza degli ideologi di destra tradizionale, quindi se mi è concesso apostrofo eccome come violenti coloro che saranno una minoranza ovunque, anche tra chi ha idee simili alle mie, ossia un soggetto che personalmente non ha alzato mai un solo dito contro nessuno.
Altri hanno apostrofato come indegne le manifestazioni che continuano ad essere lecite e legittimate solo quando vengono da una tradizione di almeno un secolo fa, e sempre dello stesso colore. A questi ultimi non rispondo nemmeno, non credo ci sia bisogno di trattare delle ovvietà che, purtroppo, stanno solo nell'animo di chi ancora difende questo stato di cose, inaccettabile in una società che si proclami realmente tollerante e in difesa della libertà di parola.


Ora il problema del centrodestra è trovare unità e un leader: Salvini non può esserlo, è inutile negarlo. Con la nuova legge elettorale saranno obbligati a sacrificare tutti almeno parte delle proprie idee, bisogna dare atto alla Lega di essere stata la prima a farlo.
Dal canto del sottoscritto, se ne sacrifica almeno il 70-80% da quando ci si interessa di politica, non è un problema come non lo sarebbe mai stato, specie se in nome di un' alternativa alla sinistra, indipendentemente da quanto le riforme istituzionali siano un'assoluta priorità per il bene di questo povero Paese.